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Il senso di autopunizione

Un altro aspetto studiato recentemente riguarda l’auto-punizione inconscia (Messina G., Lissoni P., Bartolacelli E., Magotti L., Clerici M., Marchiori P., Colombo E.: “Relationship between Psychoncology and Psychoneuroendocrinoimmunology (Pnei): Enhanced T-Regulatory Lymphocyte Activity in Cancer Patients with Self-punishement, Evalueted by Rorchach Test”, In Vivo January 2010 24:75-78): il cancro viene simbolizzato dal paziente come il tentativo ultimo ed estremo di consegnare il proprio corpo alla distruzione, non reagendo ma anzi attivando un sottotipo di linfociti (T-reg) che stimolano la diffusione tumorale attraverso la soppressione dell’immunità anticancro. Lo studio suggerisce che un sentimento di punizione inconscia si associa a indebolimento delle difese immunitarie, inibendo un’effettiva risposta anticancro.

In Italia tra chi si occupa di Pnei clinica c’è il gruppo del professor Paolo Lissoni, oncologo di fama internazionale, premiato proprio per i suoi studi in questo campo dalla più importante clinica oncologica del mondo, il Bethesda Institute di Washington (è il secondo premio scientifico per importanza dopo il Nobel).

I lavori, presenti su rinomate riviste internazionali (Cancer Therapy, Neuroendocrinology Letters, Oncology, Anticancer research), studiano i parametri biochimici correlati al cancro in riferimento allo stato psicospirituale dei pazienti oncologici e l’efficacia dei trattamenti.

Lissoni e i suoi collaboratori hanno portato avanti una serie di ricerche con l’obiettivo dimostrare come l’efficacia delle terapie antitumorali convenzionali (chemioterapia, radioterapia, immunoterapia) sia sorprendentemente potenziata da un alto livello di spiritualità presente nei pazienti. Bassi livelli di fede spirituale si associano invece a un basso numero di linfociti, quindi a minori difese immunitarie, e ad alterazione del ritmo del cortisolo, quindi peggiore prognosi.

E non solo la spiritualità ha questi effetti, ma addirittura può aumentare la sopravvivenza, almeno nei pazienti con tumore al polmone. Pertanto, se successivi studi confermano questi risultati, l’indagine psicospirituale, prima dei trattamenti convenzionali antitumorali, dovrebbe essere inclusa nel comune esame clinico medico-oncologico.

Inoltre, studi ancora più recenti (Messina G., Lissoni P., Brivio F., Fumagalli L., Bartolacelli E., Parolini D., Carta I., Clerici M., “Un test clinico per la valutazione della spiritualità nei soggetti sani”, Quaderni italiani di psichiatria, XXVII:120-123; 2008) hanno portato alla comprensione della distinzione fra psicologia e spiritualità, nel senso che la spiritualità non può più essere concepita come un semplice aspetto della dimensione psicologica, bensì costituisce una realtà autonoma in sé e come tale deve essere indagata separatamente sul piano clinico, per la qual cosa sono stati elaborati adeguati test clinici.

Un nuovo modo di concepire la terapia dei tumori si fonda quindi sulla possibilità di ristabilire la condizione immuno-endocrina dello stato di salute, vale a dire sulla possibilità di reindurre nel paziente la capacità di aggredire immunologicamente la propria massa tumorale, con somministrazione dei fattori endocrini (ormoni) o immunitari carenti.

Ma prima ancora di giungere a elaborare una nuova cura dei tumori, è necessario formulare un nuovo modo di concepire la diagnostica del paziente oncologico, valutando non solo le caratteristiche del tumore (istologia ed estensione di malattia), bensì associando alla normale valutazione di questa patologia un’analisi dello stato immuno-endocrino.

Alla luce di queste conoscenze scientifiche, l’esame clinico del paziente oncologico, per essere all’altezza delle ultime conoscenze della ricerca scientifica,  e soprattutto veramente olistico, deve quanto meno valutare il paziente nella sua unità trinitaria di corpo fisico, psichico e spirituale e prevedere pertanto indagini biologiche, psicologiche, in particolare della dimensione del piacere, e spirituali con test clinici specifici.

Questo nuovo modo di concepire l’analisi diagnostica in oncologia ha portato ad elaborare un nuovo protocollo clinico: il paziente affetto da neoplasia viene valutato come prima visita sia dal medico oncologo che dallo psicologo clinico, in modo tale da avere un quadro completo della sua condizione biologica, psichica e spirituale.

Infine, un’efficace psicoterapia del paziente oncologico non può più limitarsi al semplice supporto psicologico orientato a indurre una migliore accettazione della malattia e dei trattamenti, bensì deve avere intento terapeutico contribuendo con le stesse bioterapie a indurre un blocco della crescita tumorale, agendo in particolare sulla dimensione dell’amore spirituale, il solo mezzo per superare veramente il senso di colpa e di auto-punizione.

In questo senso, nei protocolli terapeutici applicati ad ogni patologia tumorale viene suggerito di associare un Salmo, che si raccomanda di leggere al mattino e alla sera lungo tutto il percorso di cura. Infatti ogni tipo di tumore è in relazione a un vissuto psichico specifico, perciò la recita del Salmo servirà a suscitare nella persona il tipo di sentimento terapeutico per esso.

La spiritualità ha realmente effetti potentissimi sulla nostra biologia e può modificare l’efficacia delle terapie e la prognosi delle malattie. Il vero olismo perciò non può più escludere la dimensione spirituale nella clinica medica e psicologica.

Articolo apparso sulla rivista “Vita & Salute” giugno 2010, a cura della D.ssa Giusy Messina, psicologa psicoterapeuta, Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano.

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