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Effetti positivi della fede

Diversi studi sono giunti alla conclusione che la fede ha effetti positivi sulla prognosi della malattia cancro (Lissoni P., Messina G., Parolini D., Balestra A., Brivi F., Fumagalli F., “A Spiritual Approach in the Treatment of Cancer: Relation between Faith Score and Response to Chemiotherapy in Advanced Non-small Cell Lung Cancer patients”, In Vivo 22:577 – 82, 2008).

Infatti da anni ormai si studia l’influenza che un benessere psicospirituale esercita sulla crescita delle cellule tumorali: le implicazioni biologiche che scaturiscono da esperienze psichiche e spirituali di fede, amore, gioia e piacere sono assimilabili a quelle che si ottengono con tecniche di meditazione e di training.

Con questi metodi il riscontro biologicamente rilevante è la riduzione dei livelli nel sangue dell’ormone cortisolo (che evidenzia situazioni di stress) e l’aumento dei linfociti. L’attivazione parasimpatica indotta dalla vita spirituale riduce l’ansia, elimina lo stress e migliora la risposta immunitaria, allungando sensibilmente la vita.

Le ricerche Pnei applicate ai tumori giungono alla conclusione che non solo il benessere psicofisico si associa a un buon stato di salute, ma soprattutto il far crescere in noi l’amore. È infatti l’esperienza dell’amore la vera cura di ogni disarmonia psichica e, di conseguenza, fisica. È quando l’uomo ama che raggiunge la perfezione del suo stato di salute, e questo si può dimostrare da un banalissimo prelievo di sangue.

Alcuni studi (per esempio, Messina G., Bartolacelli E., Lissoni P., e altri, “Psychological investigation in cancer patients: response to the Rorschach’s test in relation to the histotype of tumours”, The Italian Journal of Psychiatry and Behavioural Sciences, 3:59 – 63 2006) dimostrano che la principale caratteristica psicologica riscontrata nel paziente colpito da un tumore è l’anedonia, cioè la progressiva perdita della capacità di provare piacere: con l’avanzare della malattia il paziente non prova più interesse verso la vita, perde il senso del gusto, del bello, del piacere sia in senso materiale (mangiare, divertirsi…) sia in senso spirituale.

È interessante, infatti, constatare che a una repressione del senso del piacere (libido) non corrisponda una crescita nella fede. E questo si associa a un’alterazione dell’immunità, come dimostrato da diminuito numero dei linfociti.

Perciò la psicoterapia che si propone al paziente oncologico ha l’obiettivo di rieducare alla gioia e al piacere, proprio quel piacere che lui ha perso. I valori chimici di queste cellule vengono monitorati all’inizio e alla fine del percorso psicoterapico.

Grazie alla Pnei, la vita psichica inizia a essere indagata non solo con i classici test psicologici ma anche su prelievi di sangue.

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